Carissimi, grazie del vostro nobile impegno.

La libertà è un luogo dello spirito.

Aiutiamoci in solidarietà.


Ermanno Olmi




Anni fa, durante una visita in carcere, un ragazzo mi disse: "Se tu

sei riuscito a raggiungere quelle profondità e ad uscirne vincitore,

allora anch'io posso provare ad uscire dal mio tunnel,

vincendo la mia sfida con la droga".

Anni dopo mi ricontattò per dirmi che c'era riuscito,

mi presentò la sua famiglia, mi raccontò il suo percorso

e il "suo dopo" ...e per me fu una grande emozione.

Guardando questo documentario, ho l'impressione che anche

questi ragazzi siano riemersi dai loro abissi e che,

attraverso un percorso di ricerca di tutto rispetto

ed un grande impegno, abbiano raggiunto un loro record.

La lettura, la scrittura, il gioco di squadra, le riflessioni individuali,

ma soprattutto la passione, consentono di raggiungere un "oltre"

che ci lascia emozionati.


Umberto Pelizzari




Un terzo occhio non innocente
s’insinua negli angusti spazi di un carcere;
non propone posti a sedere né per il torto né per la ragione,
ma il solo scampo dell’impotenza: un GRIDO!
Un grido di parole dette e scritte …
che non ci permette di smettere di essere presenti
Superfluo il “Da non perdere”

Roberto Ghidoni




Un Documentario bellissimo, un DOCUMENTO STORICO,

che rende omaggio a chi opera e crede nel principio di una giustizia,

tesa al rispetto dell'articolo 27 della Costituzione.


Margherita Lazzati




Non é un film ma un atto d'amore,

mi ha commosso e mi ha fatto concludere che la differenza

tra noi e loro é, forse, solo quella scintilla che ti fa passare

dall'altra parte e che in noi per mille motivi o solo per fortuna

non é scattata. Grazie per avermi fatto pensare prima di giudicare.


Adriano Bernacchi




Questo documentario è il miglior libro sul carcere

che io abbia mai sfogliato. Non contiene lamento,

né recriminazione, come spesso capita di sentire sul carcere.

E' invece l'esempio di come si può usare il tempo in modo costruttivo.


Giacinto Siciliano




Questa sera ho avuto il privilegio di vedere un miracolo,

un miracolo semplice: quello di uomini che si riprendono la dignità

della vita e che si impegnano ad essere migliori.

Puó un carcerato ringraziare il carceriere?

Un capolavoro.


Andrea Galiè




Come sempre le parole fanno fatica ad uscire...

emozione tanta, tantissima.

È bellissimo avere davanti delle persone che ti possono insegnare

così tanto, nonostante le difficoltà che hanno passato

e che passano quotidianamente.

Non riuscivo a staccarmi dalla sedia, avevo sete delle loro parole...

quanto vorrei poterlo rivedere subito per fare mie tante cose.

Un lavoro bellissimo con musiche veramente azzeccate.


Patrizia Monica




Era tempo che non vedevo qualcosa di così intenso e toccante

e di pregevole fattura. I volti, le voci, i vuoti e gli spazi,

un commento sonoro perfetto.

Poi le testimonianze, i protagonisti in sala.

Ieri sera sono rimasto settanta minuti a bocca aperta.

Oggi è una giornata di grande riflessione,

ne sono uscito davvero arricchito.


Fausto Fiori




“Ho respirato aria d’odio e fumo annebbiante,

disperazione e inferno su di me…

Ora mi sono levata la cispa dagli occhi…

e mai più tradirò me stesso se non per quello o quella

che respirerà con me aria pura” Pino.

Forse ‘Levarsi La Cispa Dagli Occhi’ non vuole arrivare ad essere

scomodo. Ma lo fa, inconsapevolmente(?), perché alla fine siamo noi,

quelli al di qua del muro ad avere delle domande e a rimanere

senza risposte. Forse un tentativo di dipingere l’utopia,

quella di chi – pur essendo responsabile di cose orrende –

riesce a farci davvero pensare. Pensare che ci sia un futuro

dopo un errore, per quanto questo errore sia grande.

Pensare che noi, al di qua del muro, non riusciamo ad arrivare

a quelle altezze lì, a quei pensieri, a quella brutale realtà

che è l’incontro con il “me stesso” più vero. E più oscuro.

Vedetelo, Levarsi La Cispa Dagli Occhi, fate in modo di esserci,

fate in modo di spingervi fin lì. Non vi farà diventare uomini migliori,

ma vi suggerirà un percorso di interrogativi diversi

e vi lascerà quel briciolo di speranza che probabilmente è mancata

negli affanni di un qualsiasi “oggi”.


Fabio Negri




Un capolavoro di fotografia, un impegno sociale,

un primo passo verso ciò che oggi è solo utopia,

l'abolizione degli istituti di pena a favore di qualcosa che possa

veramente dare una prospettiva di futuro a chi il futuro

non lo ha mai avuto. 


Federico Rossi




È stata un'emozione grande e credo che qualunque parola risulterebbe

banale, perché messa a fianco di altre molto, molto profonde.

Così come riduttivo sarebbe qualunque giudizio sullo straordinario

lavoro svolto.

Riporto solo un'emozione: oltre a tutte quelle suscitate dal film

e dall'incontro con le persone, mi ha molto colpito vedere uscire dalla

sala accompagnate - come soggetti pericolosi - quelle stesse persone

che un attimo prima avevo sentito toccare le profondità dell'animo

umano. La dannazione insieme ad una dignità restituita dalla pazienza

e dall'amore di un lavoro prezioso.


Emanuela Saita




Gran bel lavoro, film emozionante, inquadrature belle, musiche strepitose. Guardando il film ad un certo punto non ho più visto

i "detenuti"’ ma le loro anime...

L’essere umano è così sorprendentemente bello nella profondità

del bene e nella profondità del male... incredibile!


Rita S.




E' "ironico" vedere come tanta gente alla quale viene tolta la libertà

fisica, riesca a trovarla nella propria mente, con una profondità che

troppo spesso sfugge ai 'liberi'. 

Il prezzo è molto alto, questo è ovvio, ma vedendo, come ci mostra il

documentario, il positivo in una situazione così disperata, ci si rende

conto che la vita di queste persone non è, e non sarà, mai più

una vita sprecata. 

Spesso mi sono dimenticato che fossero prigionieri, e questa e' la forza

del film, perché distrugge la barriera fra le concezione di persone

"normali' e 'carcerati', sottolineando che 'essere liberi' e

'sentirsi liberi' sono due cose completamente diverse.


Andrea Niada




Che sia in carcere o fuori dal carcere, la lingua è a disposizione di chi

la vuole: generosa, disponibile. Bisogna però farlo capire.

Per questo quanto di essenziale ho rilevato nella proposta è

l’atteggiamento adottato per favorire una sostenibile evoluzione dei

partecipanti, non solo in relazione agli aspetti formali della lettura

e della scrittura, ma soprattutto sul come i pensieri e i sentimenti

(anche in un contesto difficile e opprimente) possono essere

emotivamente ri-sentiti e affettivamente ri-pensati in previsione di

un futuro (si spera) diverso e migliore.


Ferruccio Marcoli




Ci si trova davanti a uomini pieni di emozioni amplificate

dall’isolamento, dalla lontananza dai parenti e dagli affetti.

Sono uomini che sentono, amano, scrivono e leggono.

Sono uomini che con la penna sono usciti dalle sbarre.

Dovrebbero farlo anche molte persone che le sbarre le hanno,

ma nella mente.


Silvia Passini




Mi piace leggere questo titolo come un invito lanciato ad alta voce

da tutti coloro che hanno reso possibile la creazione di questo film.

Suona così: "Levatevi la cispa dagli occhi!"

Liberatevi dall'idea comune che avete dal carcere perché ad Opera

sta succedendo qualcosa che può diventare modello per

altri sistemi carcerari.


Giovanni Liva




Verticale, asciutto, umano, questo film è senza tempo e senza

collocazione. I carcerati potrebbero parlare da qualsiasi posto di

questo pianeta. Il messaggio, di cui si colgono soltanto diverse piccole

sfumature negli accenti regionali dei carcerati, è universale.

Un risultato non scontato in un Paese come il nostro, dove tantissime

opere peccano di provincialismo e autoreferenzialità. Il documentario

potrebbe essere tradotto direttamente in turco, cinese o persiano e

avere ovunque lo stesso effetto potente. Il bene e il male, la pena,

la natura umana, le circostanze che fanno il criminale, per certi versi

perfino la dignità nel delitto e la consapevolezza della colpa.

E una grande saggezza nel vedersi dal di fuori con una coscienza del

proprio posto nel mondo che va al di fuori delle mura del carcere e

si scioglie nel cosmo.

 

Marco Niada




Io vedo il cielo, le stelle, la luna sopra di me
E voi, che cosa vedete?
Su una di quelle stelle riposa il mio sogno
E il vostro, se c'è, dov'è?
Giaccio nel letto, il calore e l'amore sono nell'aria
E voi, dove siete ora? Di che cosa sa quell'aria deserta?
Una poesia, uno sguardo, un sorriso
Un mondo si è aperto dentro me.
Non lo conoscevo, non lo giudicavo
L'ho conosciuto ed ho pianto.
Uomini, vite, speranze dinnanzi ai miei occhi
Il mio cuore si scioglieva al rintocco di ogni vostra parola.
Errori? Sì.
Persone? Proprio così, proprio come me.
Non ho più la cispa sugli occhi
Stasera ho solo un pensiero che parla di voi.


Agostina Becerra Tedesco




Oggi ho visto per la prima volta il film documentario..bello,

bellissimo toccante.. Non mi ha emozionato scoprire come si vive

all'interno del carcere.. Mi ha emozionato scoprire come si possa

esprimere i propri sentimenti anche da persone private della

propria libertà.. Come si possa scoprire dalla lettura e scrittura

quello che la gente comune mai penserebbe... Vivo, direi

direttamente visto che mio marito è a Opera, la realtà carceraria,

e vivo quello che è invece la realtà dei (chiamiamoli) comuni mortali,

quelli che hanno preconcetti e sanno solo giudicare quello che mai

hanno vissuto sulla propria pelle... L'emozione mi stringe la gola

quando affronto l'argomento carcere, dopo anni ancora è difficile

accettare la lontananza da chi amo e mi chiedo come sarà il nostro

domani, il nostro futuro... Mi guardo mestamente intorno e

comprendo che noi siamo ancora così uniti nonostante tutto.

Nonostante si venga abbandonati dagli amici e dagli affetti proprio

quando maggiormente ne hai più bisogno. E penso a chi non è stato

come noi fortunato, a chi ha scelto vigliaccamente la resa e

l'abbandono per non affrontare la sofferenza... beh con il pensiero e

con l'anima sono vicina a tutti coloro che sono soli…


Nunzia Maranta Venturelli




Entro nella sala già al buio. Anche lo schermo è scuro e a tentoni mi

posiziono a ridosso dello stipite della porta di ingresso.

Nel buio intravedo tutti i posti a sedere occupati e decido di stare in

piedi, tanto –mi dico- non durerà più di 20-25 minuti, come tutti i documentari che vogliano illustrare un tema realistico e niente affatto leggero quali le attuali condizioni di vita nelle carceri.

Sullo schermo cominciano a scorrere le immagini e fermo, lì, in piedi, perdo la cognizione del tempo che scorre.

Nadia, Gimmy, Barbara…

Le mura alte e lisce, le pesanti porte metalliche che si aprono e si chiudono, le chiavi che entrano ed escono dai buchi delle serrature, ferro contro ferro.

Ogni tassello sembra rientrare in un puzzle che evoca immagini rinchiuse, segregate, claustrofobiche.

...Alfonso, Silvana, Mario…

Fosse solo questo, non avrei retto più di 5-10 minuti al massimo, perché ciascuno ha i propri fantasmi interiori e difficilmente si presta, se non costretto, a rievocarli.

Sono i volti che cominciano ad emergere a fare la differenza: volti anche scavati ma nitidi, sinceri, espressivi.

E sono ancor più le parole che vengono pronunciate ad inchiodare tutti coloro che ascoltano, seduti o in piedi, al proprio posto.

Echi profondi emergono guidati da un linguaggio emotivo che credevo si fosse ormai smarrito nella notte dei tempi.

…Renzo, Filippo, Detty…

Presenze vive e palpitanti si muovono entro spazi reclusi e si dissolvono come per incanto per poi ricomparire poco più oltre.

Ma sono le parole pronunciate da questo ‘popolo della lettura e della scrittura del carcere di Opera a Milano’ –così come lo definirà Duccio Demetrio introducendo la loro testimonianza diretta- che fanno la differenza.

Sono parole piene che rimangono sospese a mezz’aria senza precipitare.

Sono parole aspre che penetrano nei cuori di chi ascolta facendoli palpitare senza scompensarli.

Sono parole in libertà che non trasudano vendetta e risentimento e pur non facendo sconti sciolgono barriere e pregiudizi.

…Emanuela, Giorgia, Deborah…

Oltre al nome di ciascuno, è l’indicazione degli anni già trascorsi in cella a precedere i mesi o gli anni ancora da scontare: è così che ognuno viene presentato.

Sette, quindici, diciassette, trenta anni, da un lato.

Cinque mesi, due, dodici anni, fine pena mai, dall’altro.

Enormità quantitative si intrecciano a miracoli qualitativi. Un mix di amarezza, buon senso e profondità di pensiero prende strade diverse. Si parla; si scrivono brevi testi o si riempiono decine e decine di pagine; si compongono poche righe in rima o più poesie già prima di ogni incontro.

Ma ciò che colpisce è come, nel laboratorio autobiografico, ci si prepari all’incontro con figure di scrittori ed artisti di spicco del panorama nazionale. Sembrano quasi più preparati gli ‘studenti’ dei ‘professori’, tanto che uno dei primi dirà successivamente e con semplicità: “Il professor Demetrio è venuto per partecipare al nostro gruppo.”

…..Paolo, Carlo, Cristina.

Sono tutti loro, al termine della proiezione, ad emergere in carne, ossa e pensieri: i registi, i volontari, le conduttrici dei laboratori, ma soprattutto alcuni dei protagonisti del ‘popolo dei lettori e degli scrittori del carcere di Opera’, che sembrano aver letteralmente ‘bucato lo schermo’.

Da liberi, semi-liberi ammessi a misure alternative, o detenuti in permesso, non importa.

E non mancano nemmeno le ‘parole in libertà’ di chi non è fisicamente presente, citate a più riprese.

La dedica finale ai quattro detenuti morti nel carcere di Opera solamente nell’ultimo mese, poi, ricorda a tutti che stiamo parlando sì di un’esperienza quale ‘Leggere libera-mente’ che ha riguardato alcune decine di detenuti, ma che la popolazione carceraria –oltre 1400 persone nel solo carcere di Opera- è ben più estesa.

Gli applausi non si contano, ma è l’affetto corale che si sprigiona dalla sala a rimarcare il fatto che l’autobiografia se in alcuni casi può rappresentare un autocompiacimento solipsistico, in altri è lezione di vita straordinaria non solo per chi racconta ma specialmente per chi ascolta. Che può ringraziare il cielo per essere divenuto capace, avviandosi all’uscita della sala, di levarsi un po’ di cispa dagli occhi.


Giorgio Macario




Una serata veramente emozionante, un momento raro in cui il cinema

e le persone sono diventati la stessa Occasione, per condividere

emozioni e pensieri di valore. I miei complimenti, di nuovo,

alla produzione tecnica e artistica di questo film "importante"

per l'Italia, da far conoscere. E un GRAZIE grande, inestimabile, alle

persone detenute che hanno condiviso con il grandeschermo

(e il pubblico in sala) il loro grande disagio e la loro esemplare

tensione ad essere Uomini; il tentativo continuo di andare oltre la loro

condizione di libertà compromessa, attraverso le forme che più

nobilitano l'uomo. A tutti loro, il mio piccolo saluto ed incoraggiamento

a non mollare.


Giorgio Montolivo




Vi ringrazio, dire che è stato toccante è riduttivo.

Ha contribuito alla mia crescita, al mio movimento interiore, che

come ha detto qualcuno, a volte è pieno di sbarre che ci

auto costruiamo. Grazie. Oggi è una giornata diversa per me.


Eleonora Nila Viganò



Avete saputo con grande rispetto penetrare nella sofferenza

delle persone detenute mettendo in luce la speranza.

Lo si vede dai colori, dalle parole, dagli sguardi. 

Il carcere appare in tutta la sua durezza, ma l’uomo si salva.

C’è anche tanta luce, colori vivi, sorrisi, entusiasmo.

Mi ha colpito il rispetto, penetrate come una piuma leggera.

Vi auguro che questa vostra creazione venga sempre più diffusa

e apprezzata, è preziosa.


Francesca Ponzi